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ALTARE MAGGIORE

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L’altare maggiore non è coevo alla costruzione del tempio, ma successivo, poiché venne realizzato nel 1838 nella parte marmorea da Antonio Galletti di Bergamo che lo costruì in stile neoclassico. Le linee sono semplicissime, con specchi in breccia verde incorniciati in marmo di Carrara e alti sovralzi che affiancano il tabernacolo con colonnette in onice e fregi dorati. Nel 1935 fu rivestita di marmo di Carrara anche la parte posteriore dell’altare; e dello stesso marmo sono i due gradini che salgono all’altare.

L’ancona, posta sul fondo dell’abside, è tardo settecentesca, in stucco, e presenta graziose e sagomate linee rococò. Putti a tutto tondo sono posti sui mensoloni laterali e sul fastigio dal quale discendono festoni dorati.

Qui è il celebre dipinto ad olio che raffigura il miracoloso episodio dell’apparizione. La pala è attribuita a Grazio Cossali, pittore bresciano di Orzinuovi (1563-1629). L’ipotesi è che sia stata eseguita intorno al 1610-1615, e quindi in data anteriore alla costruzione della nuova chiesa, in occasione di significativi lavori di ristrutturazione avvenuti nel 1616.

ALTARE DI SAN CARLO BORROMEO

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L’altare di S. Carlo è a destra entrando. È il vecchio altare maggiore rimosso dal presbiterio e collocato al posto di quello rudimentale, già appartenente alla chiesetta primitiva. Fu eretto per intero sul territorio di Torbiato quando quella frazione di Adro era ancora comune autonomo e si ebbero rivalità di campanile per la proprietà del Santuario.

Il dipinto sopra l’altare rappresenta la Madonna col Bambino, S. Giuseppe, S. Anna e S. Carlo Borromeo. È di Giuseppe Teosa (1760-1848), pittore di Chiari. Probabilmente del 1816, dato che in quell’epoca il pittore lavorava nella chiesa parrocchiale di Adro.

Il quadro, restaurato nel 1962, fu posto per ricordare la visita di S. Carlo Borromeo compiuta i primi di ottobre 1580. Nel quadro due putti sorreggono la scritta «humilitas», motto del Borromeo, mentre da una mano del Bambino pende lo «scapolare» del Carmelo, evidente aggiunta posteriore. Questa tela viene giudicata come una tra le opere più significative dell’artista clarense, il quale lavorò di preferenza a fresco ed in opere di decorazione.

ALTARE DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

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L’altare di S. Francesco di Paola è a sinistra entrando. Nel 1737 il Rettore don Stefano Raineri, commissionò ai Fantoni di Rovetta il gruppo ligneo di S. Francesco di Paola con un uomo piagato e uno tenuto in catene che gli stanno dinanzi: sono il simbolo della missione del Santo calabrese reso celebre per la sua opera taumaturgica e per l’impegno a perseguire la giustizia in favore dei più deboli.

Demolita la vecchia chiesa, il gruppo venne trasferito nell’attuale Santuario. L’altare però era rozzo e di mattoni. I nuovi custodi, i Carmelitani Scalzi, nel 1931 realizzarono la trasformazione completa dell’altare, modellandolo su quello di S. Carlo. Sotto l’altare è stata posta l’urna di S. Teresa di Gesù Bambino, opera in legno di scultori della Val Gardena. Una iniziativa voluta dopo la beatificazione (1923), la canonizzazione (1925) e l’attribuzione del patronato delle missioni cattoliche alla Santa di Lisieux.

Venne consacrato nel settembre del 1932 dal card. Adeodato Piazza, benemerito del Santuario negli anni che trascorse ad Adro come professore del Seminario Carmelitano e superiore del convento.

S. Francesco di Paola (1416-1507) è diventato caro alla Madonna della Neve: per parecchi anni, dopo la festa patronale del 5 agosto, seguiva un giorno specificamente dedicato ad onorare questo santo calabrese. La sua vita è segnata da uno straordinario spirito di umiltà, da un particolare potere taumaturgico e dall’azione benefica verso i poveri e gli oppressi in favore dei quali non esitava a denunziare pubblicamente i soprusi dei potenti. In viaggio verso la Francia, a Napoli fu accolto da una folla enorme che rischiò addirittura di soffocarlo. Re Ferrante, ricevutolo a corte, gli offrì delle monete d’oro in un ricco vassoio, ma il Santo, dopo averne spezzata una con le dita sotto gli occhi del sovrano, che ne vide sprizzare il sangue, disse: «Sire, questo è il sangue dei tuoi sudditi che tu opprimi e che grida vendetta al cospetto di Dio».

Non meno noto è il miracolo dell’attraversamento dello stretto di Messina. Mentre si recava in Sicilia insieme a due discepoli Francesco chiese ad un barcaiolo di traghettarlo per amor di Dio all’altra sponda. Avutone un rifiuto, stese sulle acque il proprio mantello, ne legò un’estremità alla cima del bastone e, facendone così una vela, navigò fino a Messina.

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Feriali: 6.55 - 8 - 9 - 17 (ora legale 18) 
Festive: 6.30 - 8 - 9 - 10 - 11 - 15.30 - 17 - 18.30
(ora legale 16 - 17.30 - 19)

Orario per le confessioni:
Durante l'orario di apertura della Chiesa

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