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Al pastorello recante il messaggio della Madonna gli abitanti di Adro subito diedero credito. Era nota a tutti, infatti, la disabilità del ragazzo, che adesso parlava e sentiva correttamente. La lingua «materna» l’aveva imparata direttamente dalle labbra di Maria!

Immediatamente deliberarono per la costruzione del Santuario voluto dalla Madonna, proprio nel luogo dove lei era apparsa: «...va a dire a quelli di Adro che dove tu mi vedi... ». Nel 1520, un anno dopo l’apparizione, la chiesetta era già una realtà.

Il decreto del 19 dicembre del 1520 redatto dal rev. Francesco de Caperoni, vicario generale del vescovo Paolo Zane, concede il giuspatronato sulla chiesa e il diritto di nomina e di presentazione del rettore alla Curia per l’investitura canonica della chiesa stessa e del beneficio semplice annesso: «...per i cittadini che hanno beni e possedimenti nella terra di Adro, per il comune e uomini e abitanti sullo stesso territorio di Adro». Tale diritto è riaffermato nelle bolle di investitura a rettore di don Filippo Marzoli (1553) e di don Francesco Pontoglio (1611).

La chiesetta eretta sul posto dell’apparizione era rivolta a notte, come si desume da uno schizzo presentato quasi un secolo più tardi alla Curia per avere il permesso di edificare un nuovo altare. Tre finestre davano luce: due alle pareti laterali e una, un poco più in alto, sulla porta centrale. Questa porta si apriva su un piccolo spiazzo, mentre una seconda a sinistra dava sulla strada comunale. Due stemmi della Comunità di Adro campeggiavano nella chiesa: «uno nel coro e l’altro sulla porta grande in fondo della chiesa» ben visibili fino ai primi decenni del ‘700. C’erano pure tre altari: il maggiore e due ai lati dell’unica navata. Addossati a destra del coro c’erano: la piccola sagrestia, il campanile e la stanza dell’eremita, addetto alla custodia della chiesa.

Il card. Durante Duranti, vescovo di Brescia (1552-1558), concede l’indulgenza di 100 giorni per ogni visita al Santuario. Il decreto dell’indulgenza, come attesta il capomastro Andrea Porta, in una deposizione giurata il 13 dicembre 1739, era scritto «sopra le due nicchie laterali» della chiesa e che vennero coperte con calce, come i due stemmi della Comunità di Adro, per ordine del rettore don Francesco Zini (1711-1722). Non si parla dell’apparizione, ma la concessione dell’indulgenza rileva l’importanza ben presto assunta dal piccolo Oratorio.

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Feriali: 6.55 - 8 - 9 - 17 (ora legale 18) 
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