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Tra il 1520 e 1809 il rettore è scelto dalla comunità civile di Adro, è indipendente dalla parrocchia e gode il beneficio annesso al Santuario. Alla morte del rettore veniva inviato dal Vescovo il vicario economo fino all’elezione del nuovo rettore. Accanto al rettore c’era la figura di una sacrestano-custode, detto «romito».

Il 6 ottobre 1580 S. Carlo Borromeo, in occasione della visita pastorale alla diocesi di Brescia, passò anche per Adro, recandosi nelle numerose chiesette del paese e lasciando alcune prescrizioni anche per la Madonna della Neve. In particolare, l’ordine di demolire i due altari laterali fu subito eseguito, ma ai primi del ‘600 si pensò di costruirne uno proprio in onore di S. Carlo. Il 26 giugno del 1618, infatti, don Giuliano Marzoli chiede licenza alla Curia vescovile di Brescia per l’erezione dell’altare di S. Carlo, presentando uno schizzo della pianta interna della chiesa.

All’inizio del 1700 la chiesetta primitiva, costruita in fretta due secoli prima, è in condizioni precarie. Nel 1702 il card. Dolfin nella visita pastorale ordina la ricostruzione del muro a mezzogiorno.

Dieci anni dopo, il 20 maggio 1712, il card. Giovanni Bodoaro scrive all’arciprete di Adro, don Zini, per informarlo dell’assenso dato per la costruzione della nuova sacrestia: «Al diletto in Cristo sig. Arciprete di Adro. Abbiamo favorevolmente accolto la domanda presentataci dai cittadini e abitanti in questo territorio di Adro perché sia fatta un’apertura nel muro della chiesa della B.V. della Neve, esistente nella tua parrocchia, in un posto conveniente e da designarsi da te per costruire dalle fondamenta una nuova sacrestia e a questo scopo concediamo il permesso di lavorare nei giorni festivi, eccettuati i più solenni, e dopo le sacre funzioni e la dottrina cristiana...».

Il 26 ottobre seguente è rinnovata dal Cardinale la stessa facoltà con l’aggiunta di compiere altri lavori nella chiesa per mantenerla efficiente.

Del 1736 è invece l’altare dedicato a S. Francesco di Paola. Il gruppo statuario, realizzato per l’occasione e conservato anche nell’attuale Santuario, è opera del Fantoni.

Oltre gli altari vi era nella chiesa l’organo, del quale non si conosce l’anno di costruzione. Uno strumento che sarà riutilizzato anche nella nuova chiesa.

«La chiesa di Santa Maria della neve dista assai dalla chiesa parrocchiale. È grande e decorosa, e da poco tempo costruita per la devozione della gente. Ha tre altari. Si celebra sull’altar maggiore. C’è un cappellano stipendiato, don Filippo Marzoli parroco di Torbiato, con l’elemosina di libbre... [non indicato]. I redditi sono di ... [non indicato] dei quali alcuni beni immobili si dice siano stati usurpati».

«Nella chiesa campestre di S. Maria della neve, l’altare maggiore sia cinto da una cancellata, almeno di legno. Gli altri altari, siano demoliti entro tre giorni. Si abbia cura che l’acqua non penetri in chiesa presso l’altare maggiore. La pila per l’acqua santa sia collocata all’interno della chiesa. Il cappellano della chiesa don Filippo Marzoli s’informi diligentemente riguardo agli occupanti i beni della chiesa e agisca con prontezza per riavere detti beni. Siano chiuse con muro le finestre attraverso le quali si guarda in chiesa e se ne permetta una sola alquanto elevata dal suolo».

Verbale di mons. Ottaviano Abbiati de Foreriis e Decreto della visita di S. Carlo Borromeo

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